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domenica 16 maggio 2010

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Perchè il Product development model non è sempre corretto


Nell’ultimo post abbiamo analizzato il Product Development Model studiando le quattro fasi che lo compongono.
Più volte ho affermato che questo modello non è adatto per una startup, in particolare per quelle web, e non deve essere utilizzato quando si approccia ad un mercato di cui non si ha conoscenza.
In questo post vi spiegherò quali sono le motivazioni per cui il PDM non è valido per una startup.

Partendo dal nome, ovvero Product development model, è chiaro quale sia il fulcro del modello: il prodotto.
A questo punto, la domanda è : ”Come è possibile sviluppare le attività di marketing, di vendita, di assunzioni o di sviluppo del modello finanziario, su una procedure basata interamente sul prodotto?

Nel PDM , il prodotto è al centro di tutto ed il resto è strettamente legato al ciclo di vita del prodotto stesso. In realtà, per una startup, l’aspetto fondamentale e critico, non è di per sè il prodotto e la tecnologia ad esso associato, ma, piuttosto, l’acquisizione degli utenti e l’attività di promozione. A cosa serve avere un prodotto tecnologicamente avanzatissimo se non si sa come promuoverlo e come acquisire utenti?
Vi siete mai chiesti perchè servizi, tecnologicamente molto banali, hanno molto più successo di altri servizi più complessi ed efficienti? Il segreto è capire le esigenze dell’utente e fargli sapere che voi potete risolvere i suoi problemi.

Tornando al PDM, analizziamo, punto per punto, perchè non è adatto per una startup:

1) Dove sono i customers?

Nel processo di sviluppo basato sul prodotto, i clienti non vengono mai presi in considerazione. Questo è il principale aspetto che ha portato al fallimento numerose startup che hanno basato tutto sul prodotto: non hanno valutato cosa servisse davvero al cliente e non hanno costruito un business model profittevole. Forse, però, in compenso hanno rispettato la data di consegna del prodotto...
Per questo motivo, il PDM è valido solo quando già si conosce il mercato, ovvero si conoscone le esigenze dei customers e si ha, già, un consolidato modello di business.

2) Focus sulla data di rilascio

Nel PDM, tutta l’attenzione è relativa alla data di rilascio del prodotto, per cui, tutte le altre attività correlate si devono adattare a quella data. Se, ad esempio, il prodotto deve essere rilasciato a Giugno 2010, siamo sicuri che l’ufficio marketing abbia avuto il tempo di effettuare le attività di ricerca e verifica necessarie? Siamo sicuri che le ipotesi circa il modello di business siano state adeguatamente verificate e testate? Ecco perchè, lanciare il prodotto, rispettando solo la data di consegna, spesso porta al fallimento: il prodotto è pronto ma tutto il resto (esplorazione clienti, canali di distribuzione, prezzi, ecc) ancora no!

3) Focus sulla produzione

Il PDM assume che la conoscenza sui clienti e di quello di cui hanno bisogno siano fattori già noti, così come le funzionalità finali del prodotto ed il business model da applicare. Dando per certi, questi punti cruciali, la startup, in teoria, dovrebbe solo organizzare il team per il marketing e per le vendite ed iniziare ad incassare. Tutto questo è vero per una startup che sta nascendo?..ovviamente no!
Non si conoscono i customers, non si conosce e non si è testato il business model e, spesso, anche le funzionalità da offrire cambiano durante la fase di sviluppo del prodotto.

4) Sviluppo statico

Il PDM è basato su quattro fasi che vanno eseguite in ordine, dalla prima all’ultima, senza possibilità di ripensamenti o di cambi improvvisi. Quale startup può affermare che, durante il suo ciclo di sviluppo, tutto è andato come previsto e non ha avuto la necessità di ritornare su passi precedenti per modificarli?
Le startup hanno bisogno di un modello di sviluppo flessibile, agile, dinamico e non statico e a senso unico.

5) Nessun contatto con i customers

Come più volte anticipato, il PDM, non prende in nessuna considerazione le reali esigenze di mercato e le necessità dei clienti. La startup si isola e sviluppa il prodotto senza alcun feedback esterno, in grado di guidarla verso le giuste scelte. Il risultato, spesso, è un prodotto che non rispecchia le esigenze del mercaro e dei customers, ed è del tutto imprevedibile.

6) Milestones prodotto

Il PDM si basa sul susseguirsi di un certo numero di milestones che devono essere rispettate. In base a questa logica, come è possibile sfruttare le milestones di prodotto per validare e valutare il business model, il piano di marketing e delle vendite? Non c’è alcuna relazione tra la data di rilascio di una milestone e, ad esempio, la bontà del business model oppure la valutazione del mercato di riferimento.

7) Problemi di scalabilità

Non basandosi su alcuna stima realistica del mercato e delle esigenze dei customers, il prodotto che viene lanciato, potrebbe essere un completo insuccesso o, al contrario, per pura fortuna, diventare famoso. In entambi i casi, si corre un enorme rischio legato alla scalabilità. Nel caso di insuccesso, la startup potrebbe, ad esempio, aver investito tantissimo in marketing e sviluppatori, per poi trovarsi con spese enormi da affrontare senza avere alcun ricavo. Questo è il caso che si verifica più spesso e che, inevitabilmente, porta la startup al fallimento. Nel secondo caso, invece, il successo arriva così all’improssivo che non si hanno i mezzi adeguati per far fronte alle numerose richieste.

Questi sono i principali motivi per cui il modello di sviluppo basato sul prodotto non è consigliato alle startup.

Negli ultimi anni, l’imprenditore e professore (Stanford University) californiano Steven Gary Blank, ha teorizzato un nuovo modello per le startup, conosciuto con il nome di Customer Development che si è evoluto nel Lean Startup model.
Attualmente il suo modello è quello standard utilizzato nella Valley e lo esamineremo nel prossimo post.

Ciao a tutti!
Stefano Passatordi
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venerdì 30 aprile 2010

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Product development model


Il primo prototipo della vostra idea è stato un successo, funziona ed è la prova concreta che la startup può iniziare il processo che la porterà a diventare una realtà importante.
Avete raggiunto un primo ed importante risultato che conferisce nuova energia a tutto il team, adesso, però, inizia la parte più difficile..

Da questo momento in poi, l’unico obiettivo di tutto il team deve essere uno solo : il prodotto.

Non ci devono essere altre distrazioni o progetti, se non portare a termine una implementazione funzionante della vostra idea. In questo caso, bisogna parlare di minimum viable product (MVP), ovvero un prodotto con le funzionalità core, minimali, da mettere subito in produzione per raccogliere tanto feedback.

Iniziando da questo post, vi spiegherò quale è la teoria più recente in merito alla fase di sviluppo del prodotto. Inizialmente vi spiegherò il modello basato solo sul prodotto, detto, appunto, Product development model (PDM), a cui, negli ultimi anni, è stato contrapposto il modello Customer Development.

Il PDM è utilizzato sin dagli anni ’50 in tutti gli ambiti industriali ed è una ottima soluzione se si sta sviluppando un prodotto per un mercato già noto e ben definito, ma non è consigliabile per un mercato nuovo e non conosciuto. Purtroppo, solo negli ultimi anni, gli imprenditori hanno capito che il PDM è stato la causa del fallimento di numerose startup. Se ci pensate, infatti, una startup è caratterizzata dall’essere innovativa (almeno si spera), di conseguenza punta ad un mercato nuovo, spesso del tutto vergine, quindi è una realtà non adatta al PDM.

Per capire perchè il PDM è un modello sbagliato per una startup, bisogna analizzare la logica che lo domina. Di seguito lo schema del PDM:


Il PDM è composto da quattro fasi che, partendo dal concept, portano al prodotto finale pronto per essere commercializzato/lanciato al pubblico.
Analizziamo adesso le fasi che lo compongono.

1. Concept

La prima fase ha l’obiettivo di individuare l’anima del vostro progetto, il concetto fondamentale su cui si basa tutto il resto. Tipicamente in questa fase viene definita la vision della vostra startup, ovvero cosa volete diventare nel giro di pochi anni, come vedete la vostra azienda nel futuro. Altro argomento affrontato è il mercato, ovvero a chi vi rivolgete, chi saranno e che caratteristiche avranno i vostri potenziali utenti. Ovviamente questa analisi è legata ad uno studio di mercato mirato che porta, anche, ad una valutazione di eventuali competitor e di come sia possibile offrire del valore aggiunto rispetto alle offerte già presenti. Il passo successivo è individuare i canali di promozione e distribuzione del prodotto, oltre che alla questione prezzo, in caso di servizi/prodotti a pagamento.
A questo punto vengono definite delle milestone da rispettare durante lo sviluppo e quali sono i costi ad esse associati. In definitiva, se ci pensate bene, in questa fase viene sviluppata la prima bozza del famoso business plan!

2. Product development

In questa seconda fase inizia il lavoro di implementazione, chi di competenza inizia a progettare il prodotto e coordina le unità di sviluppo. A questo punto si rivalutano le milestone, per capire se possono essere realistiche e, quindi, anche il piano dei costi di sviluppo.
Intanto, l’ unità di Marketing continua e migliora lo studio del mercato e pianifica un piano di vendita, ove presente.

3. Alpha/Beta Test

Quando è pronta una prima versione funzionante del prodotto/servizio viene fatta testare da un numero ristretto di utenti per risolvere eventuali bug e per capire cosa e come migliorare. L’ufficio di Marketing sviluppa un piano di comunicazione ed inizia a contattare le agenzie di promozione (PR). Vengono ricontrollati e testati i canali di diffusione del prodotto, mentre l’ufficio vendite inizia a raccogliere le prime commesse.

4. Product Launch

Nell’ultima fase, il prodotto è pronto per essere commercializzato e reso noto al resto del mondo. In questa fase, il reparto sviluppo si prende una piccola vacanza, mentre gli uffici di Marketing e Sales raggiungono il massimo carico di lavoro.

Questo è, molto brevemente, il modello basato sul prodotto che è sicuramente il più conosciuto in tutti gli ambiti industriali e tecnologici, ma è anche quello più pericoloso quando si vuole entrare in un mercato ancora non esplorato.

Sicuramente, per molti di voi, questo processo sarà già ben noto, ma a questo punto la domanda è: “Quanti di voi hanno fallito seguendo, sin dall’inizio, il modello basato sul prodotto?”

Nel prossimo post analizzeremo i motivi per cui questo modello non è valido per delle startup, in particolare per quelle web.

Prima, però, vi anticipo un punto di riflessione molto importante: nel modello di sviluppo basato sul prodotto, non vengono mai prese in considerazione le esigenze degli utenti..

Buon weekend a tutti!

Stefano Passatordi
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