mercoledì 18 agosto 2010

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Qualche lettura sotto l'ombrellone!


Visto il periodo di vacanze e di relax, vi vorrei consigliare dei libri che ho letto in queste ultime settimane e che vi consiglio. Sono tutti in inglese (avevate qualche dubbio?) e, ovviamente, sono tutti inerenti al tema del blog ;)



Secondo me, il primo da leggere è: "The inmates are running the asylum".

Purtroppo, ho letto questo libro troppo tardi. Dopo aver già imparato, a mie spese, che per progettare l'interfaccia grafica di un sistema informatico qualsiasi (anche una web app) non ci vuole uno sviluppatore :) Leggendo questo libro, capirete che, prima di progettare una GUI, dovete spogliarvi dei panni da programmatori...altrimenti i risultati potrebbero essere devastanti! Ve lo consiglio per capire quale approccio vi è più utile durante la progettazione del vostro servizio/prodotto.

Il secondo libro che vi consiglio è: "Mavericks at Work: Why the Most Original Minds in Business Win".

Ho trovato questo libro per caso, in libreria...è davvero stupendo! I due autori hanno analizzato, per anni, grosse aziende americane ed europee, di qualsiasi settore, ed hanno cercato di individuare i comportamenti del management che hanno portato al successo le rispettive realtà.
Dal settore bancario, a quello informatico, a quello web, passando per il mercato dei diamanti, gli autori spiegano perchè certe persone riescono ad avere successo rispetto ad altri...pur avendo le stesse opportunità. Ve lo consiglio perchè vi aiuta ad ampliare il vostro punto di vista.

Il terzo libro è: "Founders at Work: Stories of Startups' Early Days".


Credo che questo libro sia assolutamente da leggere per tutti founders di una startup! Dovete leggerlo! Sono raccolte le storie di tantissime grosse realtà di oggi, ma che ieri erano delle startup.
L'autore ha intervistato i vari founders di : 37Signals, Adobe, Apple, Blogger, Delicious, Firefox, Gmail, Flickr, Yahoo, Hotmail, Lycos...e tanti altri. Tramite il racconto dei diretti interessati, saprete come hanno fatto a diventare i colossi attuali. Dagli inizi nel mitico garage, ai finanziamenti, alle prime assunzioni, ai successi nel tempo. Insomma...non siete curiosi di sapere come hanno fatto queste persone a diventare ricche con la loro startup??...Leggetelo!

Spero che queste letture possano essere di vostro interesse, a me sono piaciute tanto..se avete dei libri da consigliarmi commentateli, grazie!

Buone vacanze,

Stefano Passatordi
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giovedì 5 agosto 2010

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Finanziamenti: Come?


In precedenza abbiamo visto perchè servono i finanziamenti e come sono divisi.
In questo post, vedremo come cercare di ottenerli.

Premetto che non credo che ci siano delle regole precise per ottenere un finanziamento, ma credo di potervi dare piccoli consigli, in base a quello che ho potuto osservare ed imparare in questi mesi.

La prima cosa da fare, è individuare i possibili investitori in base all’area tecnologica della vostra startup. Ci sono basse possibilità di successo se una startup web prova a chiedere finanziamenti ad un fondo specializzato in energie rinnovabili!

Seconda importante scelta, dovete decidere se puntare ad un investitore italiano, europeo, americano o magari asiatico. Ovviamente questa scelta non è immediata, è sicuramente legata al vostro mercato, ma dipende anche da molti altri fattori.

Terza scelta fondamentale, la taglia del finanziamento. Cercare un seed? Cercare un round A? (vedi qui)

In questo post ipotizziamo di cercare un seed. In tutti i casi, la ricerca dei possibili finanziatori può semplicemente iniziare da Google, oppure potete partecipare ad eventi organizzati appositamente per far incontrare startup ed investitori (ad esempio, Working Capital, TechGarage, Intesa SanPaolo Startup Initiative), oppure tramite il vostro network di amici.

Ipotizziamo che abbiate trovato uno o più finanziatori che possano fare al caso vostro. Dovete seguirli (non fisicamente! Ma tramite Facebook, Twitter e tutti gli altri possibili canali) e studiarli attentamente per capire: chi sono, cosa cercano, quanto finanziano, come finanziano..insomma, dovete cercare di raccogliere quanta più informazione possibile sul loro conto!
La cosa migliore è cercare di contattare delle startup che sono state finanziate da loro.

Prima di contattarli per fissare un incontro, dovete essere sicuri di :

- Saper presentare voi stessi ed il team
- Saper descrivere la vostra idea di business a breve e lungo termine
- Avere una stima del finanziamento che vi serve e come lo spenderete
- Conoscere il mercato a cui vi rivolgete
- Conoscere i vostri competitor

Insomma, dovete avere le idee chiare su tutto!
Dovete essere in grado di rispondere a qualunque domanda dell’investitore.

Vi consiglio di preparare un documento descrittivo, magari un executive summary (un business plan in questa fase (seed) sarebbe poco credibile, invece, per un round A e oltre sarebbe il punto di partenza), ed una breve presentazione (pitch di pochi minuti) per far capire all’investitore perchè dovrebbe puntare su di voi.

Per quello che è stata la mia esperienza, posso dirvi che l’investitore punta prima sul team e dopo sull’idea, ricordate questo concetto perchè è fondamentale.
In realtà, quando qualcuno investe in una startup, non sta puntando tanto sull’idea quanto sul team. Il vero valore aggiunto dovete essere voi!

Dovete dimostrarvi sempre sicuri, ma pronti ad imparare e a collaborare. Dovete sapere quello che volete dalla vostra startup, dove volete arrivare e avere una idea su cosa sarete dopo 3/5 anni!

Per quanto mi riguarda, credo che in questo caso “l’abito faccia il monaco”, un consiglio personale, presentatevi in maniera decente all’incontro con l’investitore. Non andate come se andaste a fare una scampagnata in montagna con gli amici...vi assicuro che ne ho visti...

Sempre in base alla mia esperienza, ho notato che un investitore osserva una cosa in particolare: come è composto il team! E’ fondamentale che il team sia eterogeneo, ognuno con una competenza definita all’interno della startup e, soprattutto, ci vuole il tecnico che sviluppa!

Andare da un investitore e dire:”Ho una idea super fantastica, ma io non so svilupparla, devo pagare un esterno con i soldi che mi dai..” Vi assicuro che non è una mossa intelligente!

Se avete degli articoli su carta o su web che parlano di voi, o qualsiasi altra cosa che possa darvi valore, allora fatela vedere all’investitore.

Ricordate che un investitore vi chiederà sicuramente, in ordine:

- Chi siete, la vostra formazione, in cosa siete specializzati. La vostra storia.
- La vostra idea. Perchè è una buona idea, il mercato, come si monetizza, chi sono i vostri competitor e che valore aggiunto date agli utenti.

Su questi punti non potete sbagliare!Dimostrate di avere le idee chiare e siete a buon punto.

In poche parole, siate voi stessi, non provate a sembrare grandi imprenditori se ancora non lo siete. Quando parlate del mercato di riferimento cercate di avere numeri reali ed aggiornati con tanto di fonte e riferimenti. Parlando dei vostri competitor non dite che voi siete il massimo e loro sono niente, ammettere di avere dei punti da migliorare non è necessariamente una aspetto negativo. Fate capire all’investitore in che modo spendereste il finanziamento..ovviamente per far crescere la vostra startup sia come società che come realtà del web!

La nostra storia con dPixel ve l’ho raccontata qui.

Posso dirvi che i punti a nostro favore sono stati:

- Il nostro cv personale, due giovani laureati in informatica
- Il fatto che da soli avevamo già sviluppato un prototipo che faceva oltre 6k unici al mese in tutto il mondo
- Dozzine e dozzine di recensioni su Ibrii in varie lingue
- Eravamo già una LTD a Londra
- Abbiamo dimostrato di avere le idee chiare e di conoscere bene sia il mercato che i competitor
- Ovviamente...l’idea ;)

Per concludere, come ho detto all’inzio del post, non esistono regole precise da seguire per ottenere un finanziamento.

Posso dirvi che tutto dipende solo da voi, chi investe punta sul team, su di voi, e dopo sull’idea. Tenetelo a mente!

In bocca al lupo ;)

Stefano Passatordi
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domenica 1 agosto 2010

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Fare impresa in Italia


Pochi giorni fa, tramite Working Capital sono venuto a conoscenza del “dibattito virtuale” che si è creato circa l’affermazione: “Purtroppo siamo in Italia..”.

Premetto che conosco i fatti solo in maniera parziale, grazie a quello che ho potuto leggere su infoservi.it e sui blog dei diretti interessati (che non ho il piacere di conoscere) : Roberto Chibbaro e Stefano Vitta.

Se non ho capito male, Stefano Vitta afferma che, invece di nascondersi dietro il classico “Purtroppo siamo in Italia”, bisognerebbe rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Sempre secondo quanto scritto da Vitta nel suo blog, lamentarsi del fatto di essere in Italia, sarebbe anche una scusa per giustificare il fallimento di un progetto. Inoltre, prosegue Vitta, la bravura di un imprenditore si vede anche nel sapere affrontare le difficoltà che incontra lungo il suo percorso. Quindi, conclude, non esiste nessuna scusa, ma solo incapacità nel portare avanti la propria attività ed il proprio progetto.

Nel suo blog, Roberto Chibbaro replica che l’espressione “Purtroppo siamo in Italia..” non è affatto una scusa. Per attestare la sua tesi, riporta esempi concreti di cosa voglia dire fare impresa in Italia e riporta esempi riguardo una macchinosa burocrazia, una cultura errata circa il fallimento e cita anche un ecosistema quasi inesistente.

Ho deciso di scrivere un post in merito perchè lo ritengo un ottimo spunto di riflessione, oltre al fatto che lo sento molto vicino alla mia esperienza con Ibrii.
Premetto, da subito, che secondo me la verità (virtù) sta nel mezzo, in medio stat virtus, anche se, onestamente, la mia verità è più verso Chibbaro che verso Vitta.

Io sono nato e cresciuto a Potenza, in Lucania (o Basilicata), ovvero nel cuore del “profondo” Sud. Lo stesso Sud di cui parla Chibbaro nel suo blog, affermando che è il “deserto”!
Purtroppo, sento di dover confermare questa condizione, almeno in parte.

Nel 2008, la Regione Basilicata aveva stanziato dei fondi pubblici per i giovani imprenditori, erano fondi riservati a vari ambiti di sviluppo: dall’agricoltura al web, dai servizi ospedalieri alla produzione di macchinari industriali. Insomma, il mio progetto web rientrava in pieno tra i progetti finanziabili. Così ho deciso di provarci e di chiedere questi benedetti finanziamenti.
Per me era la prima volta, non avevo mai avuto da fare con la burocrazia italiana quando si tratta di chiedere finanziamenti!
Armato di tanta voglia e di tante speranze, mi sono recato allo sportello informazioni, appositamente aperto per quei fondi pubblici. Ve la faccio breve, in pochi giorni sono passato da “giovane imprenditore del sud con tanta voglia di fare” a “giovane italiano deluso ed incazzato che punta a crescere fuori dall’Italia”.

Prima di tutto, per accedere a quei fondi avevo bisogno di una “spinta” (duro da dire ma era così!), a livello burocratico avevo dozzine e dozzine di carte da presentare, compilare, firmare, validare, inviare, faxare. Tutto questo per cosa: “Se rientri in graduatoria e se il tuo progetto piace, forse puoi accedere ai fondi”.
Mi è bastata questa esperienza per farmi capire che in Italia avevo poche possibilità!

Invece di invogliare un giovane a produrre, a fare qualcosa di buono per la propria terra, hanno fatto di tutto per farmi andare via!

A questo punto, probabilmente, Vitta direbbe che non sono stato in grado di affrontare il problema. E’ probabile! Forse lui ha ragione, ma io non ho deciso di fare impresa per correre dietro a false promesse e per perdere tempo. Il mio obiettivo è produrre, non perdere giorni e risorse preziose per “cercare” di entrare in graduatoria.

Anche per questi motivi, Ibrii è stata prima una LTD ed attualmente una INC. Ho provato ad aprire una SRL, ma mi costava 8 volte di più rispetto ad una LTD a Londra e ci volevano settimane, rispetto ai due giorni inglesi :)

Riguardo la questione mentalità, credo che qualcosa stia cambiando, fortunatamente!
Vivo a Roma, vado spesso a Milano e a Torino, mi incontro con giovani imprenditori ogni giorno, organizziamo eventi, ci confrontiamo e nascono nuovi rapporti lavoratitivi. Decisamente, qualcosa sta cambiando!

E’ vero anche che c’è differenza tra Nord e Sud, questo è impossibile negarlo. Non è però corretto affermare che al Sud non ci sia proprio niente. In Puglia, soprattutto, esistono belle realtà imprenditoriali che le altre regioni dovrebbero prendere come esempio.
Certo è vero...è più difficile!

La cultura del fallimento come esperienza e punto di partenza è ancora lontana da noi, purtroppo, ma spero che in questo ci possano essere dei miglioramenti in futuro!
Inoltre, credo che proprio Vitta pensi che fallire sia un fattore assolutamente negativo, altrimenti perchè affermare che l’essere in Italia venga usata come scusante per un fallimento?! Un fallimento non dovrebbe aver bisogno di alcuna scusante, fallire equivale a crescere, secondo me. Abbiamo bisogno di scuse per crescere??

In questi mesi, grazie ad Ibrii, ho avuto la fortuna di rapportarmi con giovani che lavorano in California. Tutte le volte che si presentano, fanno l’elenco delle startup che hanno provato a lanciare, ma che poi hanno dovuto chiudere. Noi diremmo, “falliti”. Loro dicono, “I founded it, I failed, I learned”.

Con Ibrii abbiamo siglato delle partership con grosse realtà americane, tutto tramite skype, senza mai incontrarci di persona. In Italia sono mesi che inseguiamo realtà più o meno affermate...quanto tempo stiamo perdendo!

Per concludere, Vitta ha ragione quando dice che non bisogna arrendersi, che bisogna lottare, che bisogna andare avanti e fare il possibile. Abbiamo realtà italiane che sono diventate importanti a livello mondiale, alcune sono: vitaminic, venere, gioco digitale, jobrapido, balsamiq e, spero presto, Ibrii :) (è una INC. ma la sede operativa è a Roma).

Dall’altro lato, però, anche Chibbaro ha ragione quando afferma che non è solo questione di impegno, ma, in Italia, serve anche altro per fare azienda a livelli competitivi. Spesso, purtroppo, ciò che serve non dipende solo o direttamente dall’imprenditore.

In realtà, sull’argomento ci sarebbe ancora molto da dire..ma per adesso mi fermo qui!

A presto,
Stefano Passatordi
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giovedì 29 luglio 2010

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Finanziamenti: Investment stages


In questo post, abbiamo analizzato sommariamente quali sono i principali motivi per cui una startup ha bisogno di essere finanziata. Abbiamo visto che le risorse economiche servono, soprattutto, per pagare il team e per sviluppare e promuovere il servizio/prodotto.

In questo post, mi vorrei soffermare sulla diversa categorizzazione dei finanziamenti.

Quando io ed il mio socio abbiamo avvertito l’esigenza di ottenere dei finanziamenti, abbiamo iniziato a cercare in rete quanta più informazione in merito. Posso tranquillamente affermare che la ricerca ha avuto inizio da blog quali: TechCrunch e Mashable. Leggendo i loro post, ci siamo scontrati spesso con i concetti di seed, bridge, round A ecc.
Seguendo anche CrunchBase, abbiamo iniziato a capire che i finanziamenti sono divisi per categorie e che dipendono dallo stato della startup.

L’immagine seguente riassume il concetto:


Sulla l’asse delle ascisse (Stage of Startups) viene indicato lo stato attuale della startup, mentre sulle ordinate troviamo la quantità di finanziamenti richiesti.
E’ ovvio che lo sviluppo della startup sia direttamente proporzionale all’ammontare del finanziamento. Più crescete e più spese avrete e più soldi vi serviranno per rimanere in vita, quindi, più si sale e più l’ammontare del finanziamento sarà cospicuo!

Per capire quali siano i range di investimento associati ai vari passaggi, vi consiglio di guardare su CrunchBase i profili di grosse realtà come Facebook e Twitter.


In teoria, potremmo individuare i seguenti range:

- Seed: fino a $100K
- Angels: possono arrivare anche ad $1M
- Round 1/A: $1M - $10M
- Round 2/B: $10M – $25/30M

- Tutti gli altri a salire

Come ho già detto, questa divisione non è per niente rigida, è indicativa. Basta vedere su CrunchBase per capire che le cose possono essere anche molto diverse.

Quando noi siamo andati la prima volta da dPixel, ci trovavamo poco più avanti del primo stadio (concept/research), quindi abbiamo ottenuto un seed investment.

Le startup, in genere, tendono a sfruttare il seed per rafforzare le basi di partenza del proprio progetto, cercando di far evolvere il concept ad un prodotto, almeno grezzo.
Successivamente, se l’idea piace ed il team lavora bene, si può preparare un primo business plan e pianificare lo sviluppo del prodotto e della società stessa.
Generalmente, in questa fase, servono altri finanziamenti, perchè, ovviamente, le esigenze cambiano e le spese aumentano.

In questa fase, possono entrare in gioco gli Angels per dare ancora altra “benzina” alla startup e permettere un ulteriore consolidamento del lavoro fatto in precedenza.

Attualmente, con Ibrii, noi ci troviamo in questa fase, servono ulteriori finanziamenti per mettere in sicurezza tutto il lavoro svolto fino ad ora! [Per gli eventuali angels che stanno leggendo: “Non siate timidi e contattatemi ;) ”]

Già dopo l’intervento di questo secondo round, la startup deve iniziare a crescere sia come compagnia che, soprattutto, come numero di utenti. In questa fase, le spese di promozione aumentano notevolmente!

Sia che vendiate e sia che offriate gratuitamente un servizio/prodotto, in questa fase dovete pensare di assumere uno (o più) business developer che riesca a vendere e/o farvi chiudere degli accordi distributivi. Anche in questo caso, se tutte le carte sono state giocate nel migliore dei modi, otterrete utenti, prestigio mediatico, un servizio già abbastanza stabile e, quindi, potreste essere appetibili per un VC pronto per finanziarvi un round A.

Successivamente al round A, il vostri obiettivi dovranno essere: mantenere quello che avete creato fino a quel momento, ma, soprattutto, dovrete espandervi e crescere sempre di più, per cercare di arrivare ai round successivi fino all’exit milionaria...si spera!


Un saluto a tutti,

Stefano Passatordi
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martedì 27 luglio 2010

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[OT] Nuovo messaggio e nuovo video per Ibrii

Questo post è un Out of Topic dedicato al nuovo messaggio ed al nuovo video di Ibrii. Spero mi concediate questo OT, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto ;)

Durante questi mesi estivi, stiamo riorganizzando vari aspetti legati ad Ibrii, tra cui : il messaggio.

Dopo mesi di test e feedback vari, siamo giunti alla conclusione che il messaggio che abbiamo cercato di trasmettere fino ad ora non è chiaro!

In pratica, l'utente medio non capisce a cosa serve Ibrii e come deve essere utilizzato. Inutile dirvi che questa, per noi, è una priorità da risolvere il prima possibile!

A questo punto entrate in gioco voi :)

Mi servirebbe un vostro parere su:

1) Video



Cosa ne pensate? Si capisce a cosa serve Ibrii? E' troppo corto? Troppo lungo? La voce? Come si può migliorare?

2) Messaggio (tagline)

Attualmente: "Snip and share everything you see from webpages"



Proposta: "Easier than email, faster than blog. Post everything using drag and drop."

(bozza)

Secondo voi, la proposta è migliore del messaggio attuale? Avete consigli su come potrebbe essere migliorata la proposta per essere ancora più diretto come messaggio?

Qualsiasi vostro consiglio, parere e/o critica sono ben accetti!!!!

Rispondete tramite commenti o contattatemi in privato! Non siate timidi ;)

Grazie!

Stefano Passatordi
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venerdì 23 luglio 2010

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Running up a startup


Molti di voi sanno che durante questi giorni si è svolta la settimana dell'InnovationCamp (video), a cui hanno partecipato circa una ventina di studenti universitari provenienti da facoltà differenti.

Il secondo giorno sono stato invitato da Augusto Coppola per raccontare ai ragazzi la mia storia, il percorso che mi ha portato da neo laureato a fondatore di una startup come Ibrii.

Mi è stato chiesto di raccontare ai ragazzi quello che ho scritto nel blog in questi mesi. Dall'idea al team, dal prototipo al lancio, fino agli investitori. Tutto ovviamente in base al filtro della mia personale esperienza.

Ecco la presentazione, tante immagini per ogni concetto chiave. Nelle prime slide mi sono presentato, raccontando il mio percorso fino ad Ibrii :)
Successivamente, ho introdotto tutti i concetti riportati già nel blog, oltre a quelli che dobbiamo ancora affrontare nel blog stesso.


Spero che vi piaccia e spero tanto che ai ragazzi sia arrivato il messaggio!

Buon fine settimana!

Stefano Passatordi
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lunedì 19 luglio 2010

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SRL, LTD o INC ? Interviene l'esperto!


Poche settimane fa, ho scritto un post riguardo le diverse forme societarie per una startup che parte dall’Italia. Quel post ha avuto un gran successo, ho ricevuto molte domande via email e tramite skype, ma, come vi avevo anticipato all’inizio del post stesso, non sono un esperto in materia!

Per questi motivi, ho deciso di chiedere l’intervento di un esperto, che tratta questi argomenti per lavoro. In questo modo, tutti coloro che hanno dubbi in merito possono rivolgersi direttamente all’esperto in questione.

Ragazzi, vi presento il mitico Filippo Beretta, amico e commercialista di Ibrii! Filippo lavora a Boston, da molti anni ormai è un “italo-americano”, ed è il fondatore di Motu Novu.

In questo post, Filippo correggerà alcune mie inesattezze del post precedente e approfondirà il discorso.

Di seguito l’intervento di Filippo.


Su richiesta di Stefano intervengo sul tema della forma societaria più adatta per una startup. Sorvolo le presentazioni, potete trovare tutto sul mio profilo.
Segnalo solo, per trasparenza: la mia società di advisory, Motu Novu, offre servizi fiduciari (leggi: gestione amministrativa, legale, contabile, fiscale) in USA, e si rivolge sia a startup che a PMI che desiderino aprire/gestire una sussidiaria commerciale in america.
Sono anche l'entrepreneur in residence di DPixel e uno dei finanziatori (indiretti) di Ibrii.

Affronto brevemente tre temi:

1- Perchè NON incorporarsi in USA

2- Forme societarie: INC e LLC

3- Perchè incoprorarsi in USA

1- Perchè NON aprire una sede in USA

Tasse. Concordo pienamente con Stefano: l'andare all'estero per "non pagare le tasse" è un falso mito. L'imposizione fiscale complessiva in USA è forse leggermente minore che in Italia, ma molto dipende dalla natura del business.
All'imprenditore (spesso alla prime armi) che mi chiede: “cosa devo fare con la mia azienda per non pagare le tasse?” scherzosamente rispondo "chiudila: niente utili, niente tasse".
Scherzi a parte, quel che è certo è che la scelta della forma societaria deve avere una logica eminentemente industriale, e non fiscale. Leggi: se i clienti, fornitori, e team sono in Italia, non v'è dubbio, aprite una Srl in Italia. Se invece avete o volete avere un profilo internazionale, allora ha senso considerate altre strtutture.
Pensate ad avere successo: le tasse sono una (spiacevole, ma inevitabile) conseguenza del fare utili.

2- Forme societarie: INC e LLC

Integro qui Stefano su due punti. Primo, INC sta per incorporated, non incorporation (che è invece l'atto di costituzione). La risultante corporation, poi, non è per nulla simile alla SRL italiana (con al quale ha in comune solo l'autonomia patrimoniale perfetta e la responsabilità limitata), ma bensi alla SPA. Come una SPA, una INC può fare moltplici classi di azioni cartolarizzate e con diritti diversi. Questa possibilità è molto utile per gli investitori finanziari.
Ad esempio, un'azienda come Ibrii potrebbe avere azioni common (leggi: standard) per i soci fondatori, e azioni privilegiate convertibili (leggi: con alcuni diritti protettivi) per i soci finanziatori.
Differentemente dalla SPA, la INC non ha però l'obbligo del collegio sindacale ed è molto più semplice e meno onerosa da gestire.
Aggiungo per completezza che esiste anche la LLC (limited liability company) che è uno strumento ibrido tra la società di persone (come la SNC e SAS in Italia) e la società di capitali. Come la società di persone è, infatti, un soggetto fiscalmente neutro: non paga tasse, che sono pagate dai soci. Come la società di capitali, però, ha autonomia patrimoniale perfetta e la responsabilità limitata. In aggiunta, la LLC permette la totale flessibilità operativa nella gestione e nell'allocazione degli utili (da tassare) a soci anche in proporzioni variabili di anno in anno. Non esiste un equivalente in Italia.
La LLC è ottima per business che non desiderano raccogliere venture capital, ma che generano flussi di cassa variaibli. Per esempio: se state pensando di fare un'azienda per sviluppare una serie di iPhone o Droid apps, LLC potrebbe essere assai meglio di INC.

3- Perchè incorporarsi in USA

Stefano dice cose giuste, io ne aggiungo due:

3a) Incorporarsi in USA permette di meglio accedere al mercato del venture capital americano, che altrimenti "difficile" per una SRL italiana o LTD britannica. Mettiamo le cose in prospettiva (dati AIFI, NVCA, e VCR).
Tralasciando il "nero" 2009, nel 2008 in Italia sono stati fatti 88 VC deals (incluso Ibrii) per un totale di circa 115 milioni di euro.
Nello stesso anno, in USA si sono fatti VC deal per un totale di $8.4 miliardi, e angel deal per $19.6 miliardi.
Tuttavia, per raccogliere fondi in USA avere una INC è il primo e necessario passo, ma non basta: occorre avere un team di profilo almeno un poco internazionale, dotarsi di un buon advisor, costruire un business model solido (e corroborato da dati reali) e un pitch davvero "affilato"... e sorpattutto essere disponibili a trasferirsi a vivere e lavorare negli USA, qualora l'azienda venga finanziata.

3b) Sempre in tema di finanza imprenditoriale, è bene sapere che le valutazioni di ingresso in Italia sono di norma più basse di quelle in USA; cosi anche le valutazioni in uscita, sia su trade sale che nell'attualmente anemico mercato degli IPO, di norma più alte in USA che in Italia. Questo crea un'opportunità di "arbitraggio" per gli investitori (sia italiani che non) che possono comprare a "basso prezzo" una quota di una startup in Italia e rivenderla poi ad "alto prezzo" in USA.
Questo, unitamente ad un mercato M&A ben più vasto in USA che in Europa, può in alcuni casi rendere la vostra idea imprenditoriale più "appetibile" (quindi più facilmente finanziata) se incorporata in USA e dunque "vendibile" in America.
Esistono poi anche vantaggi di natura societaria (ad esempio: la possibilità di scrivere opzioni su azioni come incentivo senza le compliessità legali e fiscali europee) e pratica (ad esempio: la facilità nel qualificare una INC o LLC con credit bureau americano e con un payment gateway locale, che permette commissioni molto più basse del classico PayPal, tema assai importante se la vostra startup vuole ricevere micropagamenti.)

-- Spero di aver stimolato il vostro interesse. Sono ovviamente a vostra disposizione per chiarimenti e domande, e qualora decidiate di procedere con l'apertura in USA, per offire Motu Novu quale partner privilegiato sia per quanto riguarda i servizi fiduciari che per la ricerca di investitori e lo sviluppo operativo.

Filippo Beretta
Founder and Partner, Motu Novu LLC
fiduciary at motunovu dot com



Per contattare direttamente Filippo:
- http://www.motunovu.com/people/12-fberetta.html
- fiduciary at motunovu dot com

Ringrazio pubblicamente Filippo per questo suo intervento!

A presto!

Stefano Passatordi
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[OT] Grazie a tutti!


Dedico questo post a tutti gli amici che leggono questo blog e che mi danno sempre validi consigli per migliorarlo :)

L'ultimo validissimo consiglio è stato quello riguardante la pagina di Facebook!!! Avrei dovuto pensarci già in precedenza, ma, onestamente, questo blog è nato solo per pura passione nei confronti di questo fantastico mondo delle startup...all'inizio ho creduto che bastassero i post, invece mi sbagliavo :)


L'argomento che tratto evidentemente piace, affascina anche voi e, in molti, mi avete chiesto di rendere il blog più partecipativo :)

Adesso avete una intera pagina su Facebook tramite cui interagire con me, ma anche con altri lettori.

Se volete partecipare attivamente al blog (proporre argomenti da trattare, chiarimenti, scrivere voi un post, feedback, ecc), potete farlo tramite questa pagina.

A questo punto, il blog diventa community, sto pensando ad un progetto più ampio, ma è troppo presto per parlarvene...posso solo dirvi di seguire e partecipare attivamente ;)


In tanti, sempre di più, mi avete scritto e contattato per darmi consigli, farmi domande, o semplicemente per ringraziarmi (di cosa poi!?)...adesso sono io che voglio ringraziare voi:




Stefano Passatordi
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venerdì 9 luglio 2010

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Finanziamenti: Ibrii incontra dPixel


Durante i mesi scorsi, in tanti mi avete chiesto come abbiamo ottenuto un finanziamento da dPixel, in questo post vi racconterò (quasi) tutto!

Tutto ha inizio nel “lontano” 2008, più precisamente nel mese di giugno, durante il primo TechGarage a Roma.
In quesi mesi, io ed il mio socio, eravamo ancora studenti a Pisa, ma abbiamo letto su internet di questo nuovo evento per startup ed abbiamo deciso di andarci. Nulla avviene per caso.
Avevamo già in mente di dar vita ad una startup, ma non sapevamo da dove iniziare, avevamo ancora le idee confuse. Così abbiamo pensato che sarebbe stata una ottima occasione per capirne di più su questo mondo, all’epoca, così sconosciuto.

Una mattina di giugno, ci siamo recati a Roma, alla Luiss. Siamo arrivati in ritardo (causa trenitalia!), ricordo che eravamo emozionati e curiosi di sapere cosa ci stava aspettando in quella sala gremita di persone.
Dopo il check-in, ci hanno dato il pass e lo abbiamo messo al collo, fieri di portarlo, come se quella fosse la nostra inizializzazione al mondo delle startup!

Quando siamo arrivati, i pitch erano già iniziati e così ci siamo seduti in fondo alla sala ed abbiamo iniziato ad ascoltare le presentazioni delle varie startup. Come primo impatto è stato decisamente incoraggiante, più guardavamo gli altri presentare e più capivamo che potevamo farcela anche noi!

Dopo i pitch, è arrivato il momento che ha cambiato il corso degli eventi, almeno per me.

Ebbe inizio un panel, i partecipanti erano dei VCs italiani, qualche imprenditore di successo ed altri esperti. Ricordo che, da subito, mi ha colpito uno di loro, aveva l’atteggiamento di quello che ”sapeva il fatto suo”. Oltre al fatto che provavo una certa invidia per la sua chioma fluente!!! Parlo di Gianluca Dettori, il fondatore di dPixel. Durante il panel, ad un certo punto, Gianluca ha iniziato una discussione con un altro VC italiano, è stato in quei momenti che ho capito che lui era l’uomo giusto per noi. In pochi secondi, ho capito che era una persona diretta e con gli attributi, il tipo di persone con cui mi piace confrontarmi. Finalmente, avevamo un contatto a cui potevamo rivolgerci per presentare la nostra idea: dPixel.

Quella giornata è proseguita secondo il programma e, nel tardo pomeriggio, io ed il mio socio siamo tornati a Pisa. Quell’evento ci è servito tantissimo per capire cosa vuol dire presentare ad un investitore, per capire chi erano dei possibili VCs a cui potevamo rivolgerci e, soprattutto, è stata una iniezione di sicurezza: non era una missione impossibile!

Nelle settimane successive, abbiamo iniziato a seguire Gianluca sul suo blog e su tutti gli altri social network in cui era presente. Stavamo studiando il nostro “obiettivo”.

Un giorno, Gianluca ha scritto un post che attirò la mia attenzione. Dopo aver letto attentamente il post,ho deciso di scrivere un commento in merito. L’obiettivo del commento, era, ovviamente, cercare di far conoscere a Gianluca che, online, esisteva un servizio chiamato Ibrii e che, forse, poteva interessargli.

Ad oggi, posso tranquillamente affermare che quel commento fu “galeotto”. Evidentemente, ero riuscito a stimolare la sua curiosità perchè lui mi ha risposto dicendomi di scrivergli e di mandargli ulteriori dettagli in merito ad Ibrii.

Quando ho letto la sua risposta, ero contentissimo, avevo ottenuto ciò che volevo: una possiblità con dPixel.

Quel pomeriggio, subito dopo aver letto il suo commento di risposta, ho iniziato a scrivere un documento descrittivo del servizio. Non avendo alcuna esperienza in merito, ho riportato una semplice descrizione del servizio, ponendo il focus sul problema che noi risolvevamo e sul perchè eravamo unici e con un alto potenziale.
Poi ho mandato tutto via email a Gianluca, il quale mi ha risposto che avrebbe girato il tutto allo staff di dpixel e che ci avrebbero contattato loro.
Infatti, qualche giorno dopo, siamo andati a Milano, nella sede di dPixel, per parlare personalmente del nostro progetto con loro.
Inutile dirvi quanto potevamo essere emozionati quel giorno, per noi era la prima volta che presentavamo Ibrii ad un possibile investitore.

Ricordo che, dopo i saluti e le presentazioni, ci hanno detto: ”Noi, in dPixel, riceviamo centinaia di business plan al mese, ma all’anno gli investimenti si contano con le dita di una mano”.

Che dire, sicuramente incoraggiante! Per la serie...”provateci pure ma è quasi impossibile”

Abbiamo iniziato a presentarci e a descrivere il nostro prodotto, la nostra idea, quello che volevamo fare. Forse, è stata proprio la loro frase iniziale che ci ha dato coraggio, sentivamo di non avere nulla da perdere.
Così abbiamo parlato e discusso con loro senza mai sentire il peso di essere sotto “esame”.

Dopo circa un’ora di incontro, uno di loro ci ha detto: “Per noi va bene, ci interessa.”

Io ed il mio socio ci siamo guardati in faccia, quasi increduli, ed abbiamo chiesto: ”Cioè? Sareste disposti ad investire?” La risposta la sapete già!

Potete immaginare la nostra immensa gioia, stava accadendo quello che, per mesi, avevamo sognato e che credevamo quasi impossibile da realizzare. Quell’incontro è stato il primo di tanti altri ed ha segnato l’inzio di un lungo percorso fatto di due diligence, term sheet, certificati azionari, clausole legali, presentazioni e contratti vari, insomma è stato il nostro ingresso ufficiale nel mondo startup!

Ho voluto raccontavi il nostro incontro con dPixel, per dimostrarvi che nulla è impossibile e che, a volte, basta anche un commento per cambiarvi la vita.

Nel prossimo post, vi darò qualche consiglio, limitatamente alla mia esperienza, su cosa dovete fare e cosa dovete assolutamente evitare quando andate da un investitore.

Nei post successivi, inoltre, vedremo in dettaglio il percorso che porta dalla fase di due diligence al finanziamento, passando per il term sheet e tutte le altre fasi burocratiche.

Vi annuncio che interverranno anche degli “ospiti”!

Un saluto,
Stefano Passatordi
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sabato 3 luglio 2010

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Finanziamenti: perchè servono?


Dopo mesi di duro lavoro, finalmente avete un team consolidato, un prodotto che gira e siete formalmente una società.

Se siete arrivati fino a questo importante traguardo, vuol dire che, in modo o in un altro, avete avuto le risorse economiche per affrontare tutte le spese necessarie.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quali possono essere le alternative per risolvere la questione economica per una startup.

Come anticipato anche nei post precedenti, per dar vita ad una startup ci vogliono le persone, tanta passione ma, purtroppo, anche delle risorse finanziare, senza le quali non si va molto lontano.
Questo aspetto varia molto da caso in caso e può dipendere da vari fattori:

- Età media del team e loro situazioni lavorative

- Tipologia del servizio/prodotto che offrite

- Attitudine al sacrificio

Prima di tutto analizziamo il team.

Se decidete di creare una startup e siete giovani studenti la situazione è ovviamente molto diversa rispetto ad essere più maturi e magari con famiglia e lavoro.
Un gruppo di giovani studenti è la situazione migliore, secondo me, perchè, in genere, sono i genitori che li sostengono economicamente oppure, tramite qualche lavoretto, riescono a mantenersi autonomamente. E’ evidente che, in questo caso, l’unico pensiero è studiare e sviluppare per la propria startup. Nessuna importante implicazione economica, almeno all’inizio. In poche parole, non avete bisogno di uno stipendio per mantenervi e quindi non avete grosse spese societarie. Il rovescio della medaglia è che, causa studi, non potete dedicarvi a tempo pieno al vostro progetto.

Nel caso di un team più maturo, magari con famiglia e con un lavoro, le cose sono diverse. Ovviamente avrete meno tempo a disposizione per la vostra startup e, a meno di non poter garantire comunque il sostentamento alla (eventuale) famiglia e per sè, è difficile che possiate lasciare il lavoro per dedicarvi interamente al vostro progetto (almeno nella fase inziale). D’altro canto però, essendo già lavoratori, potenzialmente, avete maggiori possibilità economiche rispetto ad uno studente per investire nel vostro progetto. Senza contare, che, spesso, chi ha già lavorato, ha una maggiore esperienza dello studente. Soprattutto se, per anni, ha lavorato nel settore che interessa anche la sua startup.

Molto dipende anche dal tipo di servizio che offrite.

Se la vostra startup vende un servizio/prodotto, è molto probabile che, dopo i primi tempi necessari per farsi conoscere, possiate già iniziare ad avere profitti e, quindi, possiate pensare di autosostenervi senza dover ricorrere ad investitori esterni.

Al contrario, se il vostro è un servizio free e puntate solo a fare utenti, senza aver ancora capito come monetizzare, è molto probabile che dobbiate rivolgervi ad un investitore per poter continuare.

Il caso “peggiore”, riguarda quelle startup che non offrono un servizio online, ma basano il loro business su componenti hardware e/o macchinari particolari e costosi. In questo caso non c’è possibilità di avviare l’attività senza una risorsa economica importante e subito disponibile.

Indipendentemente dall’età e dallo stato da lavoratore o studente, una caratteristica importante dello startupper è l’attitudine al sacrificio.
Non parliamo solo dal punto di vista dell’impegno e delle ore di lavoro dedicate alla vostra startup ma, soprattutto, della capacità di rinuncia. Spesso, infatti, non è possibile affrontare certe spese, se si vuole portare avanti una startup con le proprie forze. Bisogna sempre rinunciare a qualcosa! Ovviamente, come per tutto, esistono le eccezioni, persone che hanno a disposizione risorse economiche personali, per cui il costo della startup è inifluente.

In poche parole, sia che siate studenti e sia che siate lavoratori, quello che serve sempre al team è una fonte economica per sostenere se stessi ed il progetto. Nelle uscite di tutte le startup, la voce più influente, è quella relativa ai compensi del team.

Questo è sicuramente il motivo principale per cui una startup si rivolge agli investitori, soprattutto nei casi in cui non sono previsti profitti per molti mesi.

Il secondo motivo, è relativo alla crescita e sviluppo della startup: un ufficio con relative attrezzature, nuovo personale, spese di marketing, viaggi, ecc.

Insomma, per una startup le risorse economiche sono indispensabili, adesso bisogna capire dove recuperarle. Le opzioni non sono tantissime:

- Autofinanziamento

- Angels e VCs

- Fondi comunitari

Se riuscite ad autosostenervi fino a quando iniziate a fare profitti è sicuramente la soluzione migliore, ma anche la più difficile da perseguire.

Rivolgersi ad Angels e/o VCs è la soluzione più diffusa. Ammesso che passiate la loro due diligence, dovrete fare i conti con una riduzione delle vostre azioni a favore dell’investitore e dovrete tenere in considerazione che non sarete più i padri padroni della startup, ma dovrete dar conto anche all’investitore.

I fondi comunitari sono difficili da ottenere e, spesso, soggetti a forti restrizioni di varia natura. Personalmente, se fossi in voi, ne farei a meno, soprattutto se parliamo di una startup web.

Ibrii è nato mentre io ed il mio socio eravamo ancora studenti, per cui finanziati dalle nostre rispettive famiglie. Il tempo dedicato era limitato solo alla sera o nei giorni più liberi dallo studio. Solo in un secondo momento, dopo la laurea, abbiamo deciso di dedicarci a tempo pieno alla nostra startup ma, anche in questo caso, abbiamo avuto la fortuna di aver avuto le famiglie che ci hanno sostenuto, altrimenti sarebbe stato davvero difficile continuare.

Fortunatamente, dopo pochi mesi abbiamo incontrato il nostro investitore, dPixel e le cose sono molto cambiate. Nel prossimo post, vi racconterò la nostra storia (in tanti me lo avete chiesto) e vi spiegherò come abbiamo ottenuto finanziamenti da dPixel.

Un saluto a tutti,
Stefano
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venerdì 25 giugno 2010

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SRL, LTD o INC ? Quale società per la vostra startup?


N.B. : tutte le informazioni che troverete in questo post derivano dalla mia personale esperienza e non da studi in merito. E’ probabile che vi siano delle inesattezze,per cui, rivolgetevi ad un esperto quando dovrete aprire la vostra società!

Finalmente, dopo tanti mesi di duro lavoro, la vostra startup inizia a prendere forma: avete un team solido, il core del vostro servizio/prodotto è pronto e, soprattutto, il vostro entusiamo è alle stelle (se così non fosse..qualcosa non va!).

A questo punto, è molto probabile, che sentiate l’esigenza di effettuare il passaggio da “team di amici” a “piccola azienda in erba”.

E’ giunto il momento di aprire la vostra società!

La scelta di un tipo di società giuridica piuttosto che un’altra è molto importante. Il mio consiglio è di studiare e valutare tutte le alternative, per capire la soluzione perfetta per le vostre reali esigenze. Magari, rivolgetevi ad un esperto!

In realtà, la prima decisione da prendere non è “quale” ma “dove”. Prima di tutto, dovete stabilire in che nazione la vostra società deve essere creata e registrata. Forse, molti di voi hanno già le idee chiare ed aprono una SRL in Italia. Molti altri, forse, non si sono mai posti questo problema, dando per scontato l’Italia come paese di apertura della società.

Secondo me, tutto dipende da quello che offrite, dal servizio/prodotto che avete in mente e dove volete arrivare quando,si spera, sarete una realtà affermata. Se il vostro mercato è l’Italia e non pensate di varcare i confini nazionali, allora, l’SRL è la scelta giusta per voi.
Se, al contrario, offrite qualcosa che non è legato ad una particolare nazione e volete essere presenti a livello mondiale, le scelte a vostra disposizione sono varie.

Se offrite servizi particolari, come giochi di carte e scommesse online (betting in generale), forse vi conviene aprire la società in qualche paese dell’Est Europa, ad esempio l’Estonia, oppure in qualche isola dall’altra parte del mondo. Questi sono casi delicati, di cui non conosco molto e, quindi, ipotizziamo di discutere circa un servizio web “normale”, come Ibrii.
In questo caso, secondo me, le scelte sono principalmente 3: SRL, LTD, INC.

L’SRL la conoscete tutti, per cui esaminiamo le altre due:

- LTD (Private Limited Company) è l’equivalente inglese dell’SRL italiana. Si apre con una spesa molto bassa, circa 200 sterline, richiede 48/72 ore per essere attiva, si può aprire senza recarsi in Inghilterra (se cercate su Google trovate decine di servizi), è possibile attivare diversi livelli di attività dell’azienda, in base ai quali la spesa e le tasse variano, fa figo dire “ho una società a Londra”.

- INC (Incorporation) è l’equivalente statunitense dell’SRL italiana. Si apre con una spesa maggiore rispetto alla LTD, ma molto inferiore all’SRL italiana, mediamente richiede una settimana per essere attiva, si può aprire senza recarsi negli USA, le leggi che la regolano variano in base allo stato USA in cui viene aperta, fa figo dire “ho una società negli USA”. Solitamente, lo stato in cui tutti aprono una INC è il Delaware perchè le leggi sembrano essere abbastanza “flessibili”.

Ibrii, ad esempio, è nata come LTD, con sede a Londra, poi è stata trasferita negli USA, in Delaware, ed è attualmente una Inc.

Cerchiamo di capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi :

- SRL

Vantaggi: non li trovo...a parte gli scherzi, sicuramente se dovete assumere qualcuno in Italia, vi costa meno rispetto ad LTD ed INC.

Svantaggi: investimento iniziale di 10mila euro (anche se non tutti da versare subito), tempo di apertura mediamente molto più lungo rispetto ad INC ed LTD, soggetti a controlli della finanza, soggetti a contratti e regole sindacali.

- LTD

Vantaggi: costi di apertura bassissimi, tempi di attivazione quasi immediati, non soggetti a controlli della finanza, maggiore indipendenza nei confronti dei sindacati. Vi conferisce una identità di azienda internazionale.

Svantaggi: spesso, in Italia, alcune manifestazioni e fondi sono limitati ad SRL e quindi non si può partecipare. Occore un maggiore studio delle leggi inglesi in materia, oltre ad un commercialista inglese.

- INC

Vantaggi: costi di apertura inferiori all’SRL (ma superiori alla LTD), tempi di attivazione brevi, non soggetti a controlli della finanza, maggiore indipendenza nei confronti dei sindacati. Se puntate ad investitori statunitensi è un ottimo biglietto da visita. Vi conferisce una identità di azienda internazionale. Grazie ad un accordo tra Stati Uniti ed Italia, in determinati casi, non si paga l’IVA (leggi DPR 633 art. 7)

Svantaggi: spesso, in Italia, alcune manifestazioni e fondi sono limitati ad SRL e quindi non si può partecipare. Occore un maggiore studio delle leggi statunitensi in materia (variano da stato a stato), oltre ad un commercialista statunitense, che, mediamente, costa di più di uno europeo.

Questi sono, molto brevemente, i punti da valutare quando bisogna decidere che tipo di società aprire.

E’ bene, però, sfatare un mito: questa scelta non ha nulla a che fare con una riduzione delle tasse!

In questi mesi, molti mi hanno chiesto se la scelta della LTD prima e della INC poi, fossero legate ad un regime di tassazione minore, la risposta è : NO!

Dal punto di vista della società, la tassazione è diversa tra USA ed Europa, così come altri importanti aspetti quali: contratti di lavoro, assicurazioni, conti bancari, ecc.

Quindi, ad esempio, prima di decidere di aprire la società a Londra, perchè le tasse per la società sono più basse, dovete valutare anche tutti gli altri aspetti.

Dal punto di vista personale, come persone fisiche ed amministratori della società, se anche ci fossero delle tassazioni minori negli altri paesi, rispetto all’Italia, ricordate che: finchè sarete residenti in Italia (potete avere la società anche in Alaska), pagherete sempre le tasse in Italia!

Se avete una INC o una LTD, come nel caso di Ibrii, e non avete ancora un fondo cassa solido e volete dar lavoro a delle persone residenti in Italia, vi consiglio di non assumere ma di lavorare a progetto (consulenze) tramite partita iva.

Ricordate, inoltre, che quando vi presentate da un investitore, avere già la società attiva è sicuramente un ottimo biglietto da visita, se si tratta di LTD o INC...allora siete davvero avanti ;)

Spero vi sia utile,

Stefano Passatordi
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giovedì 17 giugno 2010

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Promozione: come acquisire utenti senza spendere


Dopo un pò di teoria, dedicata alle nuove tendenze provenienti dalla California, riprendiamo il nostro percorso da startupper e parliamo di un argomento che in molti mi avete chiesto: “Come farsi conoscere dal resto del mondo senza avere fondi necessari per attività di promozione?

Questo è un problema tipico di qualsiasi startup, sia che voi vendiate un servizio/prodotto e sia che lo offriate in maniera gratuita. Tutte le startup hanno l’esigenza di farsi conoscere e di andare oltre il giro degli amici e dei conoscenti.
Inoltre, se puntate a bussare, sin da subito, alle porte di un Angel o un VC, è inutile negare che avere già una buona base utenti può sicuramente essere un ottimo biglietto da visita.

Anche noi, con Ibrii, dopo aver pubblicato online il primo prototipo, abbiamo avuto l’esigenza di farci conoscere. Abbiamo iniziato dal basso, ma veramente dal basso: prima ancora degli amici, siamo partiti dai parenti :) Può sembrare una battuta, ma vi assicuro che è la verità!

La nostra attività di promozione per Ibrii ha seguito, in ordine, le seguenti fasi:

- Parenti
- Amici
- Amici di amici
- Università

All’ultimà fase, promozione in ambiente universitario, avevamo raggiunto una media di 30 utenti unici al giorno..vi sembra poco? Provate a fare di meglio durante la fase iniziale! :)

All’improvviso, siamo passati da 30 a 200 utenti unici al giorno (quasi 6k unici al mese), perchè, un nostro amico, molto famoso a livello mondiale, nel settore della programmazione Microsoft, ha scritto sul suo blog di noi ed abbiamo avuto questo eccezionale boom di utenti. Inoltre, grazie al fatto che le visite erano provenienti da tutto il mondo, servizi come Compete.com e Alexa.com ci avevano indicizzato, tracciando l’andamento delle nostre visite. Essere presenti all’interno di compete e di alexa è molto importante, perchè è la dimostrazione che iniziate ad avere traffico verso il vostro sito ed è una prova oggettiva del “successo” che state avendo.
Purtroppo, però, dopo poche settimane quell’ondata di visite è scemata e ci siamo attestati sui 2k unici al mese. Successivamente, abbiamo attuato tecniche di promozione “fai da te” e, senza spendere un solo euro, siamo arrivati sui 100k visitatori unici al mese.

Di seguito, i metodi che abbiamo usato per arrivare ai 100k unici, senza spendere neanche un 1 euro:

- Blog dell’azienda
La prima cosa da fare è creare un blog dedicato alla vostra azienda, in cui descrivete chi siete, cosa fate, cosa offrite e tutte le news su di voi. Il blog è uno strumento di comunicazione molto efficace, gratuito, diffuso e contribuisce a dare personalità alla vostra azienda. Senza contare che viene indicizzato dai motori di ricerca...Un consiglio, se il vostro servizio non è limitato solo all’Italia, scrivete il blog in inglese, e poi, magari, anche una versione in italiano.

- Social network
Oggi è possibile raggiungere milioni di persone sfruttando piattaforme gratuite e super diffuse. Quindi, create il vostro canale Youtube, inserendo il video di presentazione sul servizio/prodotto e sul team. Create la pagina Facebook e condividetela con tutti, senza restrizioni di privacy. In pratica, dovete essere presenti su tutti i sistemi sociali e di massa. Twitter merita un discorso a parte: create un account Twitter dedicato alla vostra azienda ed iniziate a seguire persone che, secondo voi, possono essere importanti per il vostro sviluppo.
Ad esempio, potreste seguire blog molto importanti, come TechCrunch, Mashable e TheStartup.eu, oltre ad Angels e VCs, considerate anche blogger famosi come Scoble (scobleizer.com). Il meccanismo del follow è importante perchè, il più delle volte, viene fatto il follow back e quindi automaticamente, ogni vostro tweet sarà visto dalle persone importanti che voi avete deciso di seguire. Se siete fortunati, qualcuno vi nota e potrebbe portarvi tanto traffico, gratuitamente, con un semplice tweet su di voi!

- Liste pubbliche
Individuate servizi che vi permettono di registrare la vostra startup inserendovi in liste pubbliche. Ad esempio: feedmyapp.com, listio.com, go2web20.net, startupcloud.it

-Proponetevi ai blog ed ai magazine
Contattate tutti i blog che conoscete e che riuscite a trovare in rete, spiegategli perchè voi siete unici e perchè un post su di voi potrebbe interessare il popolo della rete. Alcuni blog, vivono di recensioni e, quindi, sono obiettivi più facili. Tra questi, ad esempio, killerstartups.com e startupmeme.com. Il risultato di questo metodo è fortemente legato a voi (sapete vendervi?) ed al servizio/prodotto che offrite (interessa davvero?)

- Commentate tanto
Leggete i blog importanti e commentate, cercando di inserire un riferimento al vostro sito.
ATTENZIONE: questa tecnica richiede molta furbizia e tatto...NON DOVETE SPAMMARE, altrimenti otterrete l’effetto contrario.

- Eventi di networking
Quando potete, vi consiglio fortemente, di recarvi agli eventi di networking in cui potete incontrate direttamente persone interessanti con cui scambiare opinioni ed esperienze. Magari tra queste persone trovate un blogger che, il giorno dopo, parlerà di voi e di quanto siete bravi.

- Sfruttate le grandi vetrine
Se potete, sviluppate le estensioni del vostro servizio sia per Firefox che per Chorme. In questo modo, entrerete nelle loro liste pubbliche che sono visitate quotidianamente da milioni di utenti.

Questi sono i metodi “free” che noi abbiamo usato con Ibrii. Quelli che sono stati i più fruttuosi per il traffico che ci hanno generato sono stati: social network, liste pubbliche (feedmyapp.com in particolare) e le vetrine come la galleria delle estensioni per Firefox e Chrome (per Chrome siamo addirittura nella Featured List for Blogging).

In ogni caso, ricordate sempre:

1) La migliore pubblicità è quella spontanea, basata sul passa parola, perchè il vostro servizio piace ed è fatto bene.

2) Un articolo o un post su un blog, vi possono portare anche tantissime visite ma, se la vostra crescita non è organica ed il servizio non è ancora pronto, il “successo” durerà solo poche settimane.

3) Non abbattetevi mai, anche quando nessuno visita il vostro sito, dovete sempre essere convinti che voi siete i migliori!


A presto,

Stefano Passatordi
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venerdì 11 giugno 2010

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Lean Startup


Negli ultimi post abbiamo parlato del Customer Development Model, focalizzando l’attenzione sui due punti iniziali e più importanti del modello: Customer Discovery e Customer Validation. Su queste due fasi si basa il processo iterativo che dovrebbe terminare con un prodotto di “sicuro” successo.
Le ultime due fasi del modello, Customer Creation e Company Building sono elementi standard del processo di sviluppo di una azienda e, quindi, non verranno trattati (per i più curiosi: alla fine del post trovate tutti i riferimenti per ulteriori approfondimenti).

Un completamento, o se volete, una evoluzione, del CDM è il modello della Lean Startup introdotto da Eric Ries, un giovane imprenditore e venture advisor californiano.

Il nome del modello dice tanto, “lean” in inglese vuol dire magro, snello. Parliamo, quindi, di un modello che prevede un burn rate molto basso, ovvero le spese ridotte al minimo.
La sfida è quella di fondare, sviluppare e portare al successo una startup, avendo a disposizione un capitale minimo, cercando di concentrare le forze solo negli aspetti in cui realmente vale la pena investire tempo e denaro.

Sicuramente una sfida non facile, ma neanche impossibile. La maggior parte delle startup inizia con un capitale bassissimo, molte, però, si perdono per strada perchè non riescono a focalizzarsi solo sui punti cruciali del loro servizio e del relativo business.
In pratica, spesso le startup falliscono perchè investono male il loro tempo ed il loro denaro.

Lo scopo di questo modello è proprio quello di insegnare ai fondatori di una startup come e quando investire al meglio le poche risorse a disposizione.

Essenzialmente le regole di base sono:

1) Utilizzare sempre e solo software open source e free.

2) Durante lo sviluppo utilizzare l’agile development.

3) Tante iterazioni ma brevi e guidate molto dal feedback degli utenti.

Non vi ricorda nulla tutto questo?...è evidente che tutti i concetti di cui abbiamo discusso fino ad ora, nei precedenti post, minimum viable product (MVP), agile development e customer devolopment model (CDM), sono condensati nel modello della Lean startup.

Dovete sviluppare il vostro MVP sfruttando software free, sviluppando in maniera veloce (agile development), iterativa ed ascoltando sempre l’utente (CDM).

Ed ecco che il cerchio si chiude e tutto adesso dovrebbe risultare più chiaro.

MVP + Agile + CDM = Lean Startup Model = Low Burn Rate + Rapid Development + High Market Success

Questa è l’equazione finale che tutte le moderne startup dovrebbero seguire, pur disponendo di importanti capitali. Infatti, una startup lean, non solo punta a bruciare meno capitale possibile, ma cerca di abbracciare, il più possibile, le esigenze del mercato, grazie alla massiccia interazione con i customers.

Se fate attenzione a tutto il percorso fatto fino ad ora, attraverso le nuove teorie del web 2.0 (forse 3.0 ?!), vi renderete conto che per ogni passo, che una start compie, ci sono delle regole o consigli da seguire:

- Sviluppo prototipo/prodotto: MVP + agile

- Posizionamento prodotto e mercato di riferimento: CDM -> Customer Discovery

- Validazione mercato e vendita: CDM -> Customer Validation

Il tutto immerso in una mentalità lean, ovvero il massimo rendimento con il minimo sforzo.

Individuare i punti cruciali su cui intervenire, intervenire subito ed in maniera iterativa, usando strumenti gratuiti e basandosi sempre sul feedback dell’utente.
Questo è il modello delle Lean startup in generale, ovviamente, poi va applicato ai casi specifici e, quindi, le cose possono cambiare.
Ad esempio, non tutte le startup offrono servizi che possono essere erogati tramite prodotti gratuiti, in questo caso, allora, si potrebbe pensare all’outsourcing come sistema per bruciare meno capitale.

In pratica, siate snelli, siate veloci ed ascoltate il parere della gente!

Purtroppo, con Ibrii non abbiamo sempre seguito questa filosofia, spesso abbiamo perso tempo e risorse per implementare funzionalità che nessuno aveva mai richiesto, ma a noi sembravano utili.
E’ la cosa peggiore che potete fare, perdere tempo e soldi su qualcosa che nessuno userà e che, anzi, potrebbe solo creare problemi di manutenzione e portabilità. Purtroppo, questo accade quando, durante la fase iniziale, di progettazione e sviluppo, il team si chiude a riccio senza ascoltare il mondo esterno!

Per fortuna gli errori servono a crescere. Adesso, infatti, usiamo tantissimo il feedback degli utenti e cerchiamo di capire quali sono le ultime tendenze web che il popolo di internet reclama.

Secondo il mio modesto parere, il Customer Development Model ha rivoluzionato il modo di concepire il concetto di startup, più in generale di servizio offerto. In precedenza, il modello dominante era quello basato sul prodotto, Product Development Model, con tutte le conseguenze che abbiamo analizzato in precedenza.
Con l’introduzione del modello basato sul “customer”, le cose sono radicalmente cambiate.
Non si da vita ad un prodotto se non si è sicuri che ci sia il mercato e che vengano soddisfatte le esigenze degli utenti stessi.
In pratica, una buona startup dovrebbe costruire un servizio su misura per i propri utenti senza cercare di accontentare il mondo intero. Fate una cosa ma fatela bene.

LESS IS MORE!

Alla prossima!

Stefano Passatordi











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venerdì 4 giugno 2010

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Customer Development Model (II): Customer Validation


Continuando l’analisi del CDM iniziata nel precedente post, passiamo alla fase di Customer Validation.

A differenza del passo precedente (Customer Discovery), il cui scopo era individuare un problema e proporre il proprio servizio/prodotto come soluzione, durante la Customer Validation, l’obiettivo è dar vita ad un prodotto che abbia un mercato.
La domanda a cui deve rispondere questa fase è: “Il mio prodotto è qualcosa che gli utenti richiedono?

In pratica, la customer validation è la fase che metterà a punto il sistema di vendita del prodotto, basandosi, anche in questo caso, su fasi iterative.

In breve, il primo passo è individuare una posizione di mercato del prodotto, successivamente si sviluppa il sito web con eventuali demo, si pianificano i conversion funnel, si individuano i canali di distribuzione e si itera ancora sull’MVP.



Adesso, analizziamo le varie fasi.

1) Individuate una valida ed unica proposizione di valore per il vostro prodotto


Ciò che bisogna fare è pensare una frase “spot” che sia chiara e che spieghi cosa offrite, perchè siete diversi dai vostri competitor e perchè il cliente dovrebbe pagare per il vostro prodotto.
In genere, nella pagina web principale di ogni servizio/prodotto c’è sempre una frase breve e diretta che spiega cosa offrite all’utente, questa frase è il sunto della vostra value proposition.

La vostra frase spot dovrà rispondere a tre domande: Cosa? Per chi? Perchè?

Dopo aver formulato la vostra value proposition, bisogna sviluppare il sito web del servizio/prodotto che volete vendere. In realtà, non dovreste partire da zero perchè nella fase precedente di customer discovery, dovreste aver già inziato a sviluppare il vostro minumum viable product (MVP).
Sicuramente dovrete inserire :

- La pagina principale (landing page) che deve contenere la famosa frase spot ed un link ben visibile ad una demo/video del prodotto.

- La pagina dei prezzi che deve essere molto diretta e deve subito mettere l’utente in condizioni di capire quanto deve pagare e per cosa.

- La pagina di registrazione per permettere all’utente di accedere ad eventuali aree riservate. Ovviamente la fase di registrazione deve essere veloce e semplice, meglio se offrite anche servizi “one click login” come openId, Facebook Connect ecc.

- La pagina “About” perchè l’utente quando paga deve e vuole sapere a chi sta pagando e se siete rintracciabili.

Lo step successivo è la definizione dei conversion funnel, ovvero dei percorsi che portano l’utente fino alla pagina di acquisto del servizio/prodotto o di altri goal che avete deciso. In pratica, per ogni utente, dovete tracciare la sua storia, da quando arriva sul vostro sito fino a quando lo abbandona o raggiunge un goal.

A questo punto, avendo il sito, bisogna portare gli utenti. Dovete scegliere i canali di acquisizione utenti che possono essere sia gratuiti (blogs,SEO, referrals) che a pagamento (SEM, ads). Ricordate, però, che in questa fase il vostro obiettivo non è lanciare il prodotto, ma solo avere un numero accettabile di utenti che vi permetta di capire se il avete scelto il giusto mercato e state proponendo al meglio il servizio/prodotto.
Avendo recuperato gli utenti, a questo punto, il vostro MVP deve essere funzionante e dovete farlo usare il più possibile per raccogliere feedback.

2) Vendete ai primi utenti


Avendo l’MVP e gli utenti, adesso è il momento di provare a vendere il vostro prodotto.

- Mostrate all’utente la pagina iniziale del vostro prodotto

- Chiedetegli se ha capito cosa offrite

- Mostrate la pagina dei prezzi

- Chiedetegli se è interessato a provare il prodotto, se non lo fosse dovete chiederne il motivo

- Se è interessato, monitorate i passi che l’utente segue per registrarsi ed acquistare il prodotto

- Iterate finchè non raggiungete una alta percentuale di utenti interessati, migliorando sempre i messaggi e risolvendo i problemi riscontrati dall’utente stesso

3) Misurate quanto il vostro prodotto sia richiesto sul mercato

In questa fase dovete provare a cambiare i messaggi che mandate all’utente, tramite la frase spot, per capire quale descrizione del servizio/prodotto si avvicina di più a quello che l’utente sta cercando o si aspetta. Ovviamente, questa fase ha senso se tutto ciò che l’utente fa sul vostro sito viene registrato e messo in relazione con i dati ottenuti da altre prove con messaggi differenti. In poche parole, dovete individuare delle metriche e tracciarne l’andamento per ogni prova.

4) Iterate o abbandonate il loop

Nell’ultimo step, dovete tirare le somme di tutto il percorso precedente e valutare se è il caso di effettuare una nuova iterazione oppure se i risultati ottenuti sono già soddisfacenti.
Non esistono regole generali per valutare il successo di una iterazione, ogni servizio/prodotto avrà le sue metriche ed i suoi criteri di valutazione.

Così come per il primo passo relativo alla customer discovery, anche per la customer validation serve pazienza ed esperienza. Ogni step deve essere pensato e non improvvisato, ed i risultati devono essere interpretati. Sia durante la fase di creazione che di interpretazione delle varie fasi, un errore può portare a risultati non corretti che potrebbero falsare il reale interesse degli utenti verso il vostro servizio/prodotto.

A presto!

Stefano Passatordi
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